Il cielo è ancora buio, qualche stella compare qua e la tra le nuvole ma la loro luce non è abbastanza forte per scalfire l’oscurità nel bosco sottostante. Silenziosamente, Massimiliano, Maurizio e Roberto scendono dalle loro automobili e preparano i fucili, si dividono le cartucce. I cani tirano già il guinzaglio, non aspettano altro che di essere liberati per correre liberi nel bosco. Massimiliano, Maurizio e Roberto sono cacciatori. Quest’anno circa 790 mila cacciatori si sono dati appuntamento all’inizio della stagione della caccia sin dalle prime luce dell’alba.
Quando i primi raggi del sole iniziano a spuntare da dietro le montagne in lontananza, nel bosco e nelle colline i rumori notturni scompaiono del tutto e si respira una strana atmosfera. Il silenzio sembra rendere il tutto irreale. Poi, ad un tratto, questo silenzio s’interrompe: un colpo di fucile, il primo. Altri colpi si susseguono, la caccia è iniziata.
I tre cacciatori si dividono per battere diversi percorsi; a differenza di molti altri cacciatori a loro non piace rimanere fermi nello stesso posto, in attesa per ore che qualche anatra o beccaccia gli passi sopra per fare fuoco, a loro piace esplorare il territorio sentire il più possibile il contatto con la natura.
Maurizio batte per un po’ la stessa zona ma senza risultati, il cane corre trotterellando avanti ed indietro tra i cespugli, fiutando o cercando di fiutare qualcosa, ma la rugiada del primo mattino non gli rende la vita facile. Poi, ad un tratto, si ferma, rimane come paralizzato per un istante, punta un cespuglio e ci si tuffa dentro, si ode uno sbattere d’ali ed una beccaccia cerca di volare via ma Maurizio è rapidissimo a prendere la mira e a fare fuoco. La beccaccia, colpita, cade senza vita all’ombra degli alberi li vicino.
Poco dopo la scena si ripete con Massimiliano, due colpi due beccacce, queste saranno le uniche cartucce che spareranno nell’arco dell’intera giornata, mentre Roberto dovrà aspettare maggior fortuna la prossima volta.
Mentre il sole si alza sempre più in alto in cielo si scorgono all’ombra degli alberi altri cacciatori, nella zona nessuna traccia degli animalisti, anche loro svegliati all’alba, imbracciando pentole e tamburi per fare rumore, per far fuggire gli animali dalle mire delle doppiette.
La disputa tra cacciatori e animalisti si ripete ogni anno, da una parte chi pratica uno sport legale, costoso e pieno di regole rigide da rispettare pur di stare in mezzo alla natura, dall’altra chi sostiene che la caccia sia una pratica inutile, vile e violenta.
Il fotografo è un po’ come un cacciatore, non spara agli animali ma li cattura nelle immagini. Seguendo i cacciatori si scopre a quanti sacrifici sono costretti, a quanta cura e rispetto hanno per la natura: se volessero sparare solo per divertimento potrebbero benissimo andare al poligono di tiro.
Alzarsi prima dell’alba, camminare nei boschi, guardare negli occhi la propria preda non è forse meno vile che comprarne la carne in un supermercato, carne di animali allevati spesso in condizioni pessime?





