STILL LIFE, vivere di natura morta.

By francesco900

Spesso la gente comune che impugna una fotocamera per la prima volta associa immediatamente la fotografia a splendidi paesaggi esotici oppure a ritratti di persone. Forse ciò accade perché questi sono i generi di fotografia tra i piu’ comuni o perché la maggior parte delle persone ritiene che sono quelli che piu’ di tutti stimolino la fantasia.

Ma la fotografia, proprio come fantasia e come esplorazione della forma, porta a guardare intorno a sé a trecentosessanta gradi e allora, anche gli oggetti di casa – gli oggetti più comuni – possono assumere un altro significato se posti dinanzi ad una fotocamera.

Lo Still Life (o Natura Morta) termine nato intorno al 1600 per indicare la rappresentazione pittorica di oggetti inanimati, come fiori, frutta o verdura, viene spesso utilizzato in fotografia commercialmente, per pubblicizzare prodotti. Lo scopo dello Still Life, soprattutto in pubblicità, è dare un volto nuovo agli oggetti, mostrarli al pubblico in un modo insolito rispetto a come sono visti tutti i giorni, presentarli al pubblico come se questi li vedesse per la prima volta.

Magari rinunciare ad uscire,in un giorno di pioggia o quando fuori fa troppo caldo, e iniziare ad osservare gli oggetti che si ha in casa può rappresentare una vera sfida per un fotografo: descrivere in fotografia oggetti comuni, statici, in un modo dinamico, diverso, non superficiale. Allora qualsiasi oggetto che abbiamo in cucina – dai souvenir dei nostri viaggi, ai gioielli, ai portaceneri o alle lampade – crea un nuovo mondo intorno a noi, assume un nuovo significato e stimola la nostra fantasia. Guardare all’oggetto non per il suo uso comune ma come un insieme di forme e colori.

L’importante nello Still Life è trovare la giusta composizione, avere un’idea di ciò che si vuole rappresentare, dare quindi un senso a come gli oggetti vengono posizionati davanti alla nostra fotocamera e, soprattutto, a come vengono illuminati. La luce, l’elemento indubbiamente piu’ importante della fotografia, svolge qui più che in qualsiasi altro genere fotografico un ruolo determinante. Illuminare gli oggetti con uno o più flash, con una luce continua, regolare l’intensità della luce dello sfondo, serve a far risaltare la superficie traslucida di un vetro o dare importanza alla solidità di un oggetto ed è quindi ciò che più di tutto determinerà il successo di un’immagine o meno. L’illuminazione di solito è morbida e diffusa, per non creare forti contrasti e la profondità di campo è ridotta, per esaltare i dettagli del soggetto.

Spetterà poi all’occhio del fotografo il compito di spogliare l’oggetto della sua essenza, di rendere tutto ciò che la gente vede in modo ordinario in un qualcosa di straordinario.

 

 

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